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Cartapesta e Maestro Fioraio

Balli, canti, musiche, carri e gruppi in maschera: una baldoria capace di abbracciare persino l’ambito culturale. Per interi decenni il Carnevale di Paternò è stato punto di riferimento indiscusso tra le feste laiche e popolari di tutta la Sicilia. Nell’immediato secondo dopo-guerra i balli in piazza caratterizzarono l’ascesa di quella finì col diventare una tradizione irrinunciabile. Il Comune metteva a disposizioni due bande municipali: una (a “banna”) diretta da un maestro ed un’altra affidata, invece, ad un dilettante (a “banna d’ì cufinara): alla fine la città ballava sino a sera tardissima sulle note delle due bande tra piazza Indipendenza, piazza Regina Margherita e Le Palme. Nel corso degli anni si è fatta poi strada la sapiente arte degli artigiani carristi (sia quelli allegorici di cartapesta che delle macchine infiorate) e dei sarti pregevoli manifattori delle stoffe e dei vestiti dei gruppi in maschera. Un’arte sorprendente che ha attirato per lunghi anni migliaia di visitatori da ogni parte d’Italia. Oggi, il Carnevale di Paternò ha perso parecchio del suo smalto ma la passione della nuova generazione di artigiani può essere linfa necessaria per far ripartire una tradizione senza uguali.