Natura

Il Fiume e il Mito
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Secondo il Ciaceri, che riprende alcune notizie da Pausania, Ibla, divinità indigena di origine tellurica, doveva avere il suo santuario presso le Salinelle di Paternò, luogo di manifestazioni vulcaniche. Per quanto riguarda gli indovini Galeoti rimane non del tutto stabilito il collegamento con la Dea e incerta anche la loro origine indigena. Secondo la notizia che fornisce Stefano Bizantino, Galeote, figlio di Apollo, riceve dal Dio di Dodona in Grecia, l’ordine di navigare verso la Sicilia, dove diventa l’eroe capostipite di un ghenos di veggenti siculi, i Galeoti, attivi a Ibla. I Galeoti, quindi, non dovevano essere residenti in una città determinatama probabilmente si trattava di una stirpe di indovini diffusi in Sicilia, i quali quando giunsero nel centro di Ibla affiancarono l’oracolo al santuario e al culto della dea locale. La tradizione letteraria tramanda un’altra caratteristica di Ibla, dea fecondatrice della terra o Gereatis, che si può identificare con la Persefone greca e la Venere romana. Ibla viene raffigurata su una moneta di bronzo del III sec. a. C., con la testa velata, sopra un modio, vicino ad un’ape, in un evidente collegamento con il miele, simbolo di fecondità ma anche sinonimo di poesia che, nel mondo greco, aveva la qualità di essere dolce o soave (ηδύς, suavis) come il nettare estratto dai fiori. Di fiori, di poesia, di fecondità della terra e di bellezza parla, ancora, il Pervigilium Veneris, poemetto anonimo del III a.C., scritto in onore della Venere iblea, alla vigilia della festa notturna per il ritorno della Primavera, che canta il rigoglioso paesaggio dell’antica Ibla (con i prati in fiore che si rispecchiano nelle acque del Simeto sullo sfondo dei verdi boschi dell’Etna) perpetuando fino ai nostri giorni, in un continuo ritornello, il mito della Natura che si risveglia.

Mimmo Chisari
SiciliAntica Paternò