Storia e Archeologia

Le Consuetudini di Bianca di Navarra
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All’obiettivo della sopravvivenza del regno Bianca dedica tutte le sue energie, attraversando la Sicilia in lungo e in largo con la sua corte itinerante, richiamando, perdonando, cercando quasi sempre l’accordo, tentando di conciliare gli umori contrastanti del popolo e di trovare un equilibrio fra le opposte fazioni, emanando decreti e “capitoli” in favore delle universitates e terrae, cercando di risanare le finanze, di dirimere cause, convocando e presiedendo il ParlamentoLotta per mantenere il vicariato anche dopo la morte del suocero (maggio 1410) quando la situazione precipitò e principale nemico diventa Bernardo Cabrera, grande barone catalano, conte di Modica e Gran giustiziere del Regno, che rivendica per sé il vicariato e che le sperimenta tutte, le buone e le cattive, per farla cedere. Tra le buone vi è la richiesta in matrimonio (che Bianca rifiuta) e tra le cattive il tentativo di rapimento allo Steri di Palermo, immortalato nel quadro di Giuseppe Patania (1780-1852).

Nel 1412 diviene re d’Aragona Ferdinando di Castiglia che conferma il vicariato della cugina Bianca ma che, prima, manda nell’isola cinque viceregenti, che devono controllare quella donna volitiva ed energica, e, poi, il figlio Giovanni di Penafiel, che sbarca a Palermo nel 1415. L’arrivo di Giovanni de Pegnafiel segna la fine di fatto del vicariato di Bianca che va via dalla Sicilia il 23 luglio 1416 dopo aver regnato con saggezza e con fiuto politico, come traspare dalla lettera di addio ai siciliani:

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