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Le Salinelle

Patrimonio naturalistico di inestimabile valore, le Salinelle di Paternò sono generate da fenomeni di vulcanismo secondario che non hanno pari al mondo. Molto spesso messe in correlazione con le eruzioni dell’Etna, rappresentano un vero e proprio input per i vulcanologi: l’attività delle Salinelle coincide molto spesso, infatti, con una successiva ripresa delle emissioni di lava alla quota del vulcano. Costituite da iodio, bromo, litio, cesio e rubidio, le Salinelle si trovano ad ovest della città e sono visitate durante l’anno da scienziati e scolaresche. Il suo perimetro è recintato al fine di tentare di arginare il malcostume di chi vorrebbe vandalizzarle. Sono, comunque, visitabili attraverso una passerella che permette di scrutare da vicino i vulcanelli di fango che per decenni hanno animato il dibattito accademico sulle loro possibili proprietà termali. Un dibattito non ancora chiuso e che alimenta le possibilità di valorizzare un sito che è riconosciuto da studiosi e ricercatori come unico nel suo genere.
Ma Paternò ha anche “altre” Salinelle: sono quelle denominate di “San Biagio” che si trovano a ridosso del fiume Simeto (lungo la strada di contrada Santa Maria). Dalle viscere del terreno argilloso spuntano fuori autentici geyser che fanno bollire l’acqua a temperature che superano anche i 40°.

Salinelle dei Cappuccini sono collocate all’estrema periferia nordoccidentale della città e denominate Salinelle dei Cappuccini, poiché sorge in una zona in cui dal 1556 al 1596 era presente la chiesa dei Frati Cappuccini.

Salinelle del Fiume sono collocate sulla sponda sinistra del fiume Simeto, nei pressi di Passo d’Ipsi, tre chilometri ad ovest del centro abitato di Paternò