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Eleonora d’Angiò

a cura di Mimmo Chisari

Eleonora d’Angiò (Napoli, 1289 – Monastero S. Nicolò l’Arena, Nicolosi, 9 agosto 1345)

La regina Eleonora, figlia di Carlo II d’Angiò e di Maria d’Ungheria, nipote del re Luigi IX il Santo, sposò per motivi dinastici il re Federico III d’Aragona. Donna piissima, dopo la morte del marito (spentosi improvvisamente, nel giugno del 1337, nell’ospedale dei Cavalieri di San Giovanni gerosolimitano a Paternò), donò alcuni suoi possedimenti, sulla collina, ai Frati Francescani che, nel 1346, vi fondarono il loro convento inglobando la preesistente Chiesa normanna di San Giorgio. La regina passò gli ultimi anni della sua vita vestendo l’abito delle Clarisse e alternando il proprio soggiorno tra il Castello normanno di Paternò (che faceva parte della Camera Reginale, cioè delle terre e dei beni che costituivano la dote delle Regine di Sicilia) e il casale “La Guardia” nei pressi del Monastero S. Nicolò l’Arena di Nicolosi, dove si spense, serenamente, il 9 agosto del 1345.

Eleonora D'Angiò

Eleonora D’Angiò

 

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Bianca di Navarra

Bianca di Navarra (1387 – Monastero domenicano della Nievas Castiglia, 1 aprile 1441)

Figlia di Carlo III e di Eleonora di Castiglia, divenuta nel 1402 moglie di Martino il Giovane, il 26 novembre dello stesso anno, nella cattedrale di Palermo, fu incoronata Regina di Sicilia. L’11 novembre 1405 Bianca di Navarra, nel Castello di Paternò di cui era feudataria, emanò le Consuetudini della città di Paternò (Consuetudines terre Paternionis). Paternò, a quel tempo, con il suo Castello era uno dei feudi più importanti che facevano parte della Camera Reginale, pertanto le sue Consuetudini (che comprendevano 87 articoli riguardanti il diritto matrimoniale, familiare, privato e commerciale) costituivano una sintesi delle norme in materia di diritto civile, codificato in lingua latina. Già reggente del Regno di Sicilia, a seguito dell’improvvisa scomparsa del marito, la Regina Bianca nel 1413 ritornò nella sua terra natale in Navarra, dove, dal 1425 in poi, governò con saggezza il suo regno fino alla morte avvenuta nel Monastero Domenicano della Nievas, in Castiglia, nell’anno del Signore 1441.

Bianca di Navarra

Bianca di Navarra

 

Sofonisba Anguissola

Sofonisba Anguissola (Cremona, 1535 – Palermo 16 novembre 1625)

Nata, a Piacenza, dalla nobile famiglia degli Anguissola, Sofonisba fu una delle prime esponenti femminili della pittura europea e, senza dubbio, rappresentò la pittura italiana rinascimentale al femminile nel mondo. Si formò alla scuola del pittore lombardo Bernardino Campi, il cui stile influenzò notevolmente Sofonisba, che ne tradusse i tratti essenziali nel suo ambito prediletto: quello della ritrattistica. Nel 1559 l’Anguissola approdò alla corte di Filippo II di Spagna, come dama della regina, Isabella. Fu la ritrattista della famiglia reale fino nel 1568, anno in cui avvenne la morte della sua protettrice. Nel 1573 sposò il nobile Fabrizio Moncada e si trasferì in Sicilia nel Palazzo della famiglia nobiliare a Paternò, dove dipinse la tela Madonna dell’Itria, attualmente custodita nella Chiesa di Maria SS. Annunziata (ex Monastero delle Benedettine). Con la morte del marito (annegato, nel 1578, nelle acque di Capri per naufragio della sua nave nel tentativo di sfuggire ai pirati turchi), Sofonisba lasciò la Sicilia, dove, poi, ritornò nel 1615 con il nuovo marito, Orazio Lomellini per stabilirsi a Palermo. Il famoso Antoon van Dyck, succedutole come ritrattista ufficiale della Corte spagnola, confessò tutta la sua ammirazione per l’arte di Sofonisba Anguissola. Il Van DycK ebbe la ventura di incontrare personalmente la pittrice, ormai vecchia, nel 1624 a Palermo presso la corte del viceré di Sicilia Emanuele Filiberto di Savoia. Fu in quella occasione che il grande pittore immortalò Sofonisba in uno dei suoi celebri ritratti.

Sofonisba Anguissola

Sofonisba Anguissola

Vincenzo Chisari

Vincenzo Chisari (Paternò, 1707, Paternò, 1767)

Vincenzo Chisari, doctor fisicus, medico naturalista e appassionato studioso delle acque di Paternò, aveva messo in risalto le loro qualità terapeutiche impegnandosi personalmente con la costruzione di un piccolo edificio termale alla Fonte Maimonide o Acqua Grassa, da lui affettuosamente chiamata il Tesoro della salute. Scrisse una ricerca, Notizia delli Bagni trovati novamente in Paternò, rimasta per qualche tempo inedita e pubblicata, poi, a Catania nel 1736. Morì, nel 1767, all’età di 60 anni, seppellito nella Chiesa di S. Domenico o del Rosario. Hanno scritto di lui lo storico Scinà nel suo Prospetto della Storia Letteraria di Sicilia nel secolo decimottavo, Palermo, 1824, il dottore Vincenzo Palermo, che nell’anno 1839, come socio e corrispondente dell’Accademia Gioenia di Catania, pubblicò, nel Giornale Letterario, il Prospetto di Topografia Medico-Statistica della Comune di Paternò, Vito Amico nel Dizionario Topografico della Sicilia, Palermo 1855, Gaetano Savasta nelle Memorie storiche della città di Paternò. Parte I. Paternò civile, 1906, Santi Correnti, Paternò, Catania 1973, e Barbaro Conti, Umili e illustri.

 

 

Gian Battista Nicolosi

Gian Battista Nicolosi (Paternò, 7 ottobre 1610, Roma 19 gennaio 1670)

Grande geografo, nato a Paternò, frequenta il seminario di Catania, dove viene ordinato Sacerdote. In seguito si reca a Roma dove studia, con grande acume e passione, Lettere, Scienze e Geografia. Si laurea, anche, in Sacra Teologia svolgendo, con grande carisma, la sua attività scientifica e insegnando Geografia nelle case principesche. È assai stimato dal Papa Alessandro VII, da Clemente IX e dall’imperatore Leopoldo I. Nel Novembre del 1645 il Nicolosi segue in Germania, come maggiordomo, Ferdinando Massimiliano di Baden. Nel 1652 a Roma la Sacra Congregazione di Propaganda Fide gli affida l’incarico di realizzare una descrizione geografica del Mondo, che il grande studioso esegue, in 18 mesi, presentando 10 Tavole e grandi quadri, esposti al pubblico tra l’ammirazione e le lodi degli altri insigni cartografi. Scrisse numerose opere, conservate nella Biblioteca Casanatense di Roma, tra cui il famoso Hercules Siculus. Muore a Roma il 18 gennaio 1670, senza più rivedere la città natia, a cui da giovane aveva lanciato i suoi famosi versi: «Ingratissima patria, èmpiu rizzettu / di genti iniqua, scelerata e dura…».

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  Giovan Battista Nicolosi

 

Salvatore Bellia

Salvatore Bellia (12 aprile 1724/17 marzo 1843)

Figlio del Notaio Giuseppe Bellia e di Donna Angela Bisicchia, fu un uomo di retti principi e di grande carità. Generoso filantropo, con un suo testamento olografo del 30/01/1843, fondò a Paternò, nelle sue case in Piazza S. Antonio Abate, l’Albergo dei Poveri, che nel 1884, su progetto dell’architetto Spina, venne riedificato in Via G. B. Nicolosi 47. Ancor oggi, nel giardino dell’Albergo Casa di Riposo (la quale dal 1990 ha preso il nome di Casa di Ospitalità Salvatore Bellia ), si può ammirare il mezzo busto che gli è stato eretto. Morto nell’aprile del 1843, fu sepolto nella Chiesa di S. Francesco.

 

 

Gaetano Savasta

Gaetano Savasta (Paternò 14 maggio 1865/Catania 22 aprile 1922)

Nato a Paternò nel quartiere della Scala, in seguito agli studi ecclesiastici, fu canonico a Paternò, rettore della Chiesa di S. Antonio Abate; quindi continuò il suo magistero ecclestico a Catania come Prevosto della Chiesa Collegiata. Il 5 luglio 1919 con Bolla Pontificia fu nominato Canonico Penitenziere della Cattedrale di Catania. Monsignor Gaetano Savasta, morto a Catania il 22 aprile del 1922, fu cultore di patrie memorie, stimato conferenziere e appassionato di Archeologia ed Epigrafia. Scrisse varie opere in versi legando, però, la sua fama alle Memorie Storiche della città di Paternò. Parte I, Paternò civile, Catania, Tip. Francesco Galati, 1905. Resta ancora inedita la II Parte, Paternò sacra, volume lasciato in eredità al nipote Aiello. La sua opera storica è stata un punto di partenza per quanti, studiosi e appassionati, hanno approfondito nelle loro ricerche, dal punto di vista storiografico, i vari aspetti della Paternò antica.

 

Salvatore Palumbo

Salvatore Palumbo (Paternò 1889 – Roma 1957)

Grande pittore e artista, Salvatore Palumbo aveva seguito, a Napoli le lezioni del prof. Scognamiglio prediligendo un tipo di pittura classica, basata sull’imitazione della natura e fondata anche sulla ritrattistica, nemica dell’astrattismo e di ogni forma di sperimentalismo. Un signore del pennello che, dopo Napoli e Parigi, si trasferisce a Tunisi completando così la sua esperienza pittorica. Il suo spirito errabondo lo riporta, infine, nella sua terra natia, a Paternò, dove insegna in una scuola per giovani artisti. Spirito creativo e libero, immerso in un alone di leggenda, rivivrà, in seguito, come personaggio romanzesco nel libro Altezza ed Eccellenza dello scrittore Alfio Ferrisi. Dopo tanto peregrinare adesso Salvatore Palumbo riposa in pace nel cimitero di Paternò. Le albe che spuntano chiare e silenziose all’orizzonte là dove s’immagina il mare, i cieli azzurri, i rossi tramonti sulla collina storica, rendono ora per sempre felice il suo cuore tanto sensibile nel percepire e ricreare, nelle sue opere, le diverse bellezze del mondo mediterraneo.

 

Salvatore Borzì

Salvatore Borzì (Paternò 5 Ottobre 1906, Paternò 18 luglio 1882)

La fama di Salvatore Borzì, insegnante di Scuola Elementare, un vero e proprio maestro nel campo della passione storica, dell’impegno civile e della moralità personale, è legata al suo unico libro Sicilia Schiava, Tipografia Marchese, Paternò, 1962. L’Opera del Borzì, frutto di buona volontà ma anche di tanti sacrifici, come lo stesso autore afferma, ha avuto vari consensi di critici e studiosi che ne hanno apprezzato la ricerca storiografica e lo spirito di critica personale. A tal proposito il prof. Pierre Boyancé dell’Università di Parigi, Direttore dell’École Francais de Rome (Palais Farnèse) così si è espresso: «Sicilia Schiava, vivante et intèressante contribution a l’histoire d’un beau et souvente malheureux pays». Sicilia schiava si occupa, fra le tante problematiche della vexata quaestio, tutt’ora non del tutto risolta, che riguarda l’individuazione delle due città limitrofe Ibla e Inessa-Etna. Al Borzì va il merito di aver pubblicato, per primo, i documenti fotografici dei cippi confinari della contrada Pietralunga, dei resti del Ponte romano, e dell’ingresso di una grotta, probabile Ergastulum dove gli schiavi, nel periodo della dominazione romana, restavano imprigionati, di notte, con la catena al collo in attesa di svolgere i faticosi lavori durante il giorno.

Michelangelo Virgillito

Nato a Paternò da Domenico Virgillito e Provvidenza Bonaccorsi, il giovane Michelangelo, dopo un’infanzia piuttosto irrequieta, nel 1916 partì per il fronte presso Caporetto. Nel 1921 si recò a Milano, dove esercitò il commercio di rottami ferrosi e residuati bellici. Attività commerciale che continuò anche nel dopoguerra accumulando una discreta fortuna che subito reinvestì in immobili e cinematografi. Dopo, negli anni quaranta, iniziò i restauri dei sotterranei della Galleria del Corso, dove si insediarono il Banco Ambrosiano e la Fondiaria Assicurazioni. Negli anni cinquanta si distinse alla Borsa Valori di Milano come uno dei più spericolati finanzieri. In seguito con la collaborazione dell’avvocato Antonio La Russa, acquistò la Lanerossi e, poco dopo, fra il ’55 e il ’58, la Liguigas. Fortemente legato agli ambienti cattolici, il commendatore Virgillito Il 27 settembre 1961 nel Santuario della Consolazione di Paternò incoronò la statua della Vergine Maria con un diadema da mezzo miliardo dell’epoca (nove chili e mezzo d’oro con incastonati cinquemila brillanti, dieci zaffiri, sei smeraldi, cinque rubini e un numero imprecisato di altre gemme). A Paternò egli fece costruire, oltre al Santuario della Madonna della Consolazione, l’annesso convento donato prima ai domenicani e poi ai preti della congregazione di Don Orione. Continuò ancora la sua opera di benefattore verso la Chiesa e i poveri edificando la Casa del Fanciullo “Papà Domenico”, la Casa della Carità “Mamma Provvidenza” e la nuova chiesa di S. Biagio. Distribuì, ancora, mille coperte ai bisognosi e una sciarpa ad ogni donna. Fece demolire e ricostruire ampliata la chiesa di S. Michele e restaurò quasi tutte le altre chiese. Attrezzò la sala operatoria del vecchio Ospedale civile “SS. Salvatore” e donò alla Biblioteca comunale “G. B. Nicolosi” l’enciclopedia Treccani. Acquistò per il Comune un’abbondante sorgente d’acqua potabile nella contrada Raffo e costruì una scuola materna a lui stesso intitolata e il Centro sociale per ciechi, sordomuti e artigiani, che poi ospitò anche una società sportiva. Istituì e finanziò colonie estive di ragazzi paternesi in zone montane della Sicilia. Infine dispose la costituzione d’una Fondazione per l’assistenza ai poveri di Paternò, per la costruzione di chiese, come quella dello Spirito Santo. Quando morì, nel 1977, il grande finanziere Michelangelo Virgillito, con grande umiltà, volle essere sepolto, unico laico in mezzo ai monaci camaldolesi, nel piccolo cimitero dell’eremo di Fonte Avellana nelle Marche. Il comune di Paternò ha intitolato una via a sua madre, Provvidenza Bonaccorsi Virgillito. Sette anni dopo la sua morte, nel 1984, venne istituita La Fondazione, a lui intitolata, che si occupa, per volontà del testatore, della devoluzione delle rendite dei propri Beni a favore dei poveri e bisognosi nati o residenti a Paternò e di elargire contributi a favore delle Istituzioni e delle Parrocchie e Chiese di Paternò.

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Michelangelo Virgillito

Giulio Einaudi

Giulio Einaudi, cittadino onorario di Paternò (Torino, 2 gennaio 1912 – 5 aprile 1999, Poggio Sommavilla, Riesi)

Negli anni Venti, Giulio frequentò a Torino il liceo-ginnasio Massimo d’Azeglio, dove fu allievo dell’intellettuale antifascista Augusto Monti. Fece quindi parte di un gruppo letterario composto da Cesare Pavese, Leone Ginzburg, Norberto Bobbio e altri. Il 15 novembre 1933 fondò la sua piccola casa editrice al terzo piano di via Arcivescovado 7, nello stesso palazzo che era stato sede dell’Ordine nuovo di Antonio Gramsci. Tra le prime iniziative si distinse la nuova serie della Cultura. Nel maggio del 1993, in occasione della Prima Mostra Mercato del Libro, organizzata dalla Biblioteca “G.B. Nicolosi” di Paternò, il Sindaco Alfredo Corsaro propose al Dott. Giulio Einaudi, presidente della omonima casa editrice, il conferimento della Cittadinanza Onoraria che gli fu conferita, successivamente, per mano dello stesso Geom. Alfredo Corsaro in occasione di apposita cerimonia organizzata dal Sindaco dell’epoca Prof.ssa Graziella Ligresti. Nel 2003 è nata a Torino la Fondazione Giulio Einaudi, fondata e diretta dal nipote Malcolm Einaudi Humes che, nel 2015, è venuto a Paternò in occasione dell’Istituzione del Premio Internazionale di Poesia dedicato alla memoria dello scomparso Editore.

Giulio Einaudi

Giulio Einaudi

Salvo Di Matteo

Salvo Di Matteo, storico e saggista, apprezzato studioso e autore di opere concernenti vari aspetti della storia e della civiltà artistica della Sicilia e di Palermo, sua città natale, ha pubblicato numerose opere: Gli Orléans a Palermo (1961); Anni roventi. La Sicilia dal 1943 al 1947 (1967); Il Palazzo d’Orléans ed il suo parco (edizione nel 2003); La Sicilia passeggiata, un inedito del XVII secolo dell’abate Maja (1985); Historie siciliane (1987); Le antiche porte di Palermo (1989); Gli accadimenti di Sicilia: storie e figure negli ultimi tremila anni (1991); Iconografia storica della provincia di Palermo: mappe e vedute dal Cinquecento all’Ottocento (1992); Historie delli huomini et delle cose di Sicilia (1992); La Giudecca di Palermo dal X al XV secolo (1992); La contrata e lo plano di la majuri ecclesia – La regione della cattedrale di Palermo dal XII al XVI secolo (1994); Palermo, storia della città (ediz. ampliata 2002); Storia della Sicilia dalla preistoria ai nostri giorni (2006). Ha fondato e diretto la collana degli inediti Opuscoli del Marchese di Villabianca, ricca di 30 titoli pubblicati (1986-92). Ha contribuito, inoltre, alla storiografia e alla bibliografia del viaggio in Sicilia con l’edizione di importanti opere per la prima volta tradotte in italiano. Alcune sue opere sono state dedicate, in particolare, alla città di Paternò (a cui è stato ed è fraternamente legato): Paternò, nove secoli di storia e di arte (1976) che ha avuto una più aggiornata edizione in Paternò, la Storia, la civiltà artistica (2009), Un geografo siciliano del XVII secolo: Gian Battista Nicolosi. Ha curato, inoltre, la riedizione del trattato, “Dell’Hercole e Studio geografico” (rara enciclopedia geografica del XVII secolo del grande geografo Gian Battista Nicolosi) presentato per la prima volta a Paternò, con una ristampa anastatica riprodotta sull’esemplare del 1660. Per tali meriti, Salvo Di Matteo, storico di grande cultura e riconosciuta sensibilità umanistica, ha ricevuto, da parte del Comune di Paternò, la cittadinanza onoraria (20 Giugno 2015).

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Salvo Di Matteo

a cura di Mimmo Chisari